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domenica 21 maggio 2017

REQUISITI MINIMI RICHIESTI: PALLE E NERVI D'ACCIAIO

Una delle cose che mi sconvolge di più nel mio settore, è scoprire che ANCHE molti "addetti ai lavori" (e quindi non solo chi di fumetti non sa N.U.L.L.A. ) credono ancora che disegnare un albo intero sia qualcosa fattibile a tempo perso, fra una cosetta e l'altra. 
Altrimenti non si spiega la loro sorpresa (o il loro sdegno) quando rifiuti il loro importantissimo incarico di 60/80/100 pagine (pagate magari cifre decisamente poco allettanti... ma capisco pure questo, mica tutti hanno le possibilità di un editore francese) perché magari stai portando avanti una o due testate contemporaneamente, ti fai qualche commission per arrotondare e roba così. 
NON É una questione personale, NON É  snobismo, NON É cattiveria... semplicemente è che la giornata dura solo 24h, e uno mica può sdoppiarsi o triplicarsi.

Poi chiaramente ti ritrovi in una posizione difficile: se dici di no a qualcuno, quello poi difficilmente si rivolgerà di nuovo a te... e se un giorno sarai tu a dover cercare lavoro, potrai forse rivolgerti a lui?!? Ma quello molto probabilmente ti manderà affanculo per direttissima, perché a suo tempo si è sentito ingiustamente snobbato.
Quindi: se accetti non avrai tempo per portare a tempo quell'incarico; nella migliore delle ipotesi lavorerai tutto il giorno e quasi tutta la notte per mesi e mesi... se dici di no, chiudi una porta che probabilmente non si riaprirà mai più (e, nella peggiore delle ipotesi, ti farai dei nemici che si "vendicheranno" alla prima occasione buona).

Benvenuti nella più "libera" delle "libere" professioni: una guerra al giorno tutti i giorni, niente riposo, tensione costante, efficienza massima SEMPRE, palle e nervi d'acciaio requisiti minimi richiesti.
Un giorno, ahiloro, pure quelli che fanno lavori "normali" (e magari si straniscono se devono lavorare di domenica o gli si chiede qualcosa che esula dalle loro competenze) saranno costretti a diventare come noi.
Vediamo poi chi resiste di più. 

lunedì 1 maggio 2017

GLI ULTIMI A CAPIRE, CHI SONO?

[...]
"la crisi colpisce prima chi opera nell'industria manifatturiera verso l'export (sono i primi ad essere colpiti perché un tasso di cambio sbagliato fa fallire la tua azienda), in quel momento [...], gli insegnanti, stanno a scuola, insegnano ai loro studenti, fanno il loro lavoro, hanno il loro stipendio, e se ne strabattono di quello che succede agli operai. Poi però lo Stato deve intervenire per salvare le banche e allora deve tagliare gli stipendi agli insegnanti; in
 quel momento gli insegnanti si arrabbiano, ma non capiscono che quello che sta succedendo a loro è quello che è successo ad altri prima. I pensionati nel frattempo stanno a casa loro, leggono il giornale e se ne strabattono di quello che succede agli insegnanti. Poi la situazione si incancrenisce, perché falliscono più banche, ecc. ecc., e lo stato deve tagliare anche le pensioni, a quel punto il pensionato si arrabbia, ma non capisce che... 
Soprattutto, gli ultimi a capire chi sono? Sono gli esponenti di quel ceto medio pseudo intellettuale/pseudo creativo che pensa(no) di poter navigare l'onda della globalizzazione perché parla maccheronicamente due o tre lingue e perché fa un lavoro che pensa sia tutelato o perché pensa di non aver bisogno di tutele perché lui è figo. La crisi colpirà anche lui, lo colpirà per ultimo [...]. Io ho letto un'intervista di Marine Le Pen [...], dove lei capisce esattamente questa cosa. 

Dice: 'Noi non abbiamo molto successo fra i laureati ma lo abbiamo di più fra gli operai, perché c'è un certo ceto medio intellettuale/creativo che pensa di essere al sicuro'. Ma se questo ceto medio intellettuale/creativo [...] si leggesse 'le conseguenze economiche di Winston Churchill' di Keynes, capirebbe che non è al sicuro, quindi prenderebbe lui in mano le redini della situazione per promuovere un cambiamento, anziché lasciarle in mano ad un partito di destra (cosa che, dal mio punto di vista, non è esattamente ottimale). Però purtroppo, questa è la lezione francese".
[...]

(da una conferenza di ALBERTO BAGNAI)


sabato 11 marzo 2017

DIECI STRATEGIE DI MANIPOLAZIONE ATTRAVERSO I MEDIA (spiegate da NOAM CHOMSKY).

1- La strategia della distrazione L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni. Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3- La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.
4- La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.
5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).
6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione. Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.
7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".
8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...
9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s'incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!
10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.


martedì 28 febbraio 2017

NOVITÁ SUI FIORI (di Walter Benjamin)

“Se noi affrettiamo la crescita di una pianta con una sequenza accelerata o mostriamo la sua figura ingrandita quaranta volte – in entrambi i casi nei punti dell’esistenza dove meno l’avremmo sospettato zampilla un geyser di nuovi mondi di immagini. Queste fotografie schiudono nell’esistenza vegetale un tesoro del tutto insospettato di analogie e forme. Soltanto la fotografia può farlo. Occorre infatti un forte ingrandimento perché queste forme si tolgano il velo che la nostra pigrizia ha gettato su di esse. […] Nuovi pittori come Klee e ancor più Kandinskij da tempo cercano di renderci familiari i regni in cui il microscopio vorrebbe trascinarci in modo violento e sgarbato, in queste piante ingrandite incontriamo piuttosto delle forme di ‘stile’. Nella felce a forma di pastorale, nel fiore cappuccio e nel fiore della sassifraga, che fa onore anche nei rosoni delle cattedrali, poiché penetra attraverso i muri, si può avvertire un parti pris per il gotico. Negli equiseti, inoltre, affiorano le forme di antichissime colonne, i germogli del castagno e dell’acero ingranditi dieci volte ricordano la forma dei pali totemici, e la gemma di un aconito si dispiega come il corpo di una brava ballerina. […]”.
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Karl Blossfeldt, Urformen der Kunst, Adiantum pedatum (Capelvenere americano. Germogli arrotolati ingranditi 8 volte), stampa ai sali d'argento, ante 1928.
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